Domenica 31 gennaio, sul palco dello Staples Center di Los Angeles, si è svolta la 52^ edizione dei Grammy Awards, gli oscar della musica, che quest’anno si sono colorati di forti tinte rosa. Protagoniste, infatti, con ben 10 statuette sono state due esponenti del girl power, due ragazze esplosive che si sono divise la torta, con sei premi andati a Beyonce e quattro a Taylor Swift, realizzando entrambe un record. La prima è diventata la prima donna nella storia ad aggiudicarsi un numero così elevato di statuette, mentre la bionda country pop singer è la più giovane artista ad aggiudicarsi il premio per il miglior album.
Beyonce è stata la regina della serata, presentatasi con ben dieci nominations, e premiata tra l’altro nella categoria miglior singolo per “Single Ladies”, ma ha visto sfuggirle uno dei premi più ambiti, quello per il disco dell’anno, toccato ai Kings of Leon ed il loro “Use somebody”. Di Taylor Swift invece il premio come miglior album per “Fearless”. Premiati anche Lady Gaga (disco dance) e The Zac Brown Band, come nuovo artista. Grammy alla carriera invece per la leggenda del rock Neil Young. Durante la serata non sono mancati i momenti toccanti, come il commosso tributo che Celine Dion ed altri artisti hanno regalato al re del pop Michael Jackson. Ovazioni anche per Mary J. Bleige e Andrea Bocelli, nonché per il nuovo gruppo ‘We are the world’, costituitosi appositamente per la raccolta fondi umanitari pro Haiti.

Una splendido primo piano di Beyonce, dominatrice della 52^ edizione dei Grammy Awards con ben 6 statuette (mai nessuna artista donna era stata capace di tanto).
Una serata in perfetto stile americano che va presa ed apprezzata per ciò che gli americani intendono. E’ impensabile qualsiasi altra riflessione o analisi. Ho visto la diretta sui canali satellitari e, ad essere sincero ho trovato lo show molto d’effetto, condito con performance spettacolari, Pink in primis. Ma il mio giudizio non è legge, e con piacere ho letto un po’ ovunque critiche positive della manifestazione, a conferma delle mie impressioni. Ovunque, tranne che su Repubblica, dove un certo Angelo Aquaro, si è permesso di sparare a zero sulla base di non so cosa. Da quanto mi risulta il giornalista fa il corrispondente dagli Stati Uniti e parla degli argomenti più sparati, esprimendo pareri che una testata del livello di Repubblica non dovrebbe tollerare. ‘Aridatece Sanremo’, o ‘Trionfo del nazionalpopolare all’americana’ sono solo un paio delle sue peggiori uscite.
E’ vero che ogni cronista ha una propria idea ed è giusto esprimerla. Ma partire prevenuti su uno spettacolo, e dimostrando per di più la propria ignoranza sull’argomento, è sinonimo di scarsa serietà professionale. Nel suo pezzo, che vi invito a leggere, fa persino un tuffo nel family gossip, non risparmiando dalla critica i telegiornali, né dimostrando rispetto per i già tanto martoriati figli di re Michael. ‘Aridatece Sanremo’ implora in più di un’occasione Aquero, e noi lo accontenteremo. Manca ancora poco e poi potrà gustarsi la kermesse tanto cara, dimenticando le (da lui) denigrate esibizioni di Beyonce, Lady Gaga, Taylor Swift, Neil Young, Elton John, Mary J. Bleige, e ammirando gli artisti che fanno tremare il mondo, come Fabrizio Moro, Noemi, Marco Mengoni, Pupo, Emanuele Filiberto (cazzo però)! Caro Aquero, permettimi di rispondere al tuo inno ‘Aridatece Sanremo’, con il mio ‘Aridatece Michel Pergolani, Carlo Massarini, Mauro Micheloni, Gigi Marziali, Linus, Kay Rush, Paola Maugeri, Isa B, Giorgia Surina, Rosaria Renna, Flavia Cercato, Betty Senatore, Miriam Fecchi, Simonetta Zauli’…tutti giornalisti musicali che si sono costruiti una credibilità nell’ambiente grazie alla proproa onestà professionale. Ma, forse il nostro caro Angelo, non sa neanche di cosa parlo, troppo impegnato ad inventarsi notizie negli States, prima di sprofondarsi al Teatro Ariston.