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ALI TARPATE

E’ ormai diventato un costante piacere parlare di opere letterarie di amicizie che ho incontrato e conosciuto qui sul web. Non me lo impone nessuno, ma lo faccio sempre con tanta soddisfazione, sia perché è sempre bello andare alla ricerca di nuovi talenti sia perché, effettivamente, i libri che mi ritrovo a leggere sono di ottimo livello e sia perché, dentro di me, spero sempre che le mie parole servano a dare fiducia e stimoli a chi propone i propri racconti. Oggi è con molta gioia che parlo di Annamaria Tanzella, e del suo libro, opera prima, dal titolo emblematico: “Ali tarpate”.

Le ali tarpate sono in genere i destini che il caso, la storia, gli uomini, noi stessi, riserviamo alle nostre esistenze. Rappresentano l’impossibilità di spiegare le ali, di cui tutti siamo dotati, per i motivi sopra citati, l’impossibilità a coltivare i nostri sogni, le nostre ambizioni. Protagonista del racconto è Clarissa, una donna dell’Italia meridionale, in un viaggio che parte dall’immediato primo dopoguerra, e si conclude ai nostri giorni. Un periodo fatto di miseria, di povertà, di rassegnazione ed al tempo stesso di desiderio di rivalsa economica, soprattutto nelle donne del tempo. Le donne di allora, unica forza che emerge in un clima apocalittico, ed in cui l’uomo cerca di far sopravvivere la sua anonima esistenza. Una forza che diventa ancor più forte e considerevole, se rapportata alle difficoltà che hanno accompagnato la sua vita. Un padre autoritario, un marito debole, e certe prese di posizione che la portano a trasmettere orgoglio e determinazione ad una madre che troppo spesso ha detto sì, solo per il bene della famiglia. Ma la grande immensa grandezza di Clarissa, per assurdo, emerge soprattutto quando la vecchiaia attenua le forze della donna. Ed è lì che la protagonista vive la consapevolezza che tutto ciò che di buono ha seminato, sta raccogliendo sotto forma di soddifazioni vitali ed energetiche.

Di Annamaria potrei dire che è una scrittrice che ‘racconta’ la sua vicenda. Ho infatti letto il libro in questi giorni freddi, e mi è sembrato di trovarmi a tu per tu con l’autrice, magari davanti ad un caminetto acceso e con un bicchiere di vino in mano ad ascoltare la sua voce narrante. Un po’ come gli aedi dell’antica grecia. Una sensazione che deriva dallo stile, totalmente unico della scrittrice. Può piacere o non piacere, ma sta di fatto che Annamaria si rivolge a Clarissa in modo diretto, dandole del tu e spesso spiegando in modo moralistico lo svolgimento della vicenda. Questo è ciò che, dal punto di vista tecnico, sorprende di più nella lettura. Ti senti portato per mano in un viaggio nel tempo, in una realtà di cui hai sentito parlare solo nei documentari.

Ci sono soprattutto due aspetti che mi legano a questa scrittrice. Uno è l’atmosfera prettamente artistica che si vive in molti passaggi del libro, sia quando si parla del nonno Umberto, pittore incompreso in un paese povero in cui l’arte è l’ultimo dei pensieri degli abitanti, troppo intenti a sopravvivere, sia soprattutto, per lunghi tratti, durante le lezioni di pianoforte della protagonista e delle vicende che le ruotano attorno. Memorabile è la descrizione della ‘prima’ di Clarissa e di tutta la cerimonia di preparazione all’evento. Davvero da brividi. Il secondo aspetto tutto racchiuso nella dedica prima del racconto, i ringraziamenti che Annamaria riserva verso il marito e la nuora, che l’hanno sempre appoggiata ed incoraggiata in questo primo percorso letterario. Ho letto quella dedica con commozione, perché posso solo immaginarne il significato. Non è facile essere profeta in patria, e l’ho sperimentato sulla mia pelle.

Un libro che vi consiglio caldamente, da leggere tutto d’un fiato, ma con una collezione di Kleenex a portata di mano, considerando gli argomenti toccanti e commoventi del racconto. Complimenti Annamaria, se il buon giorno si vede dal mattino…

INTERVISTE

Non per vantarmi, ma nel pieno della mia attività discografica mi sono tolto molte soddisfazioni in campo professionale, ricevendo attestati di stima sia da critici e giornalisti del settore, che dalle vendite di prodotti di mia produzione o co-produzione. Ricordo anche le interviste rilasciate nelle varie radio private durante i tour promozionali, che partivano dal significato del testo, per poi passare ad una generica e banalissima domanda, approdando inevitabilmente al discorso donne. Non è una novità ma, allora come oggi, si sa, ai margini di un certo mondo ruotano ragazze di una certa avvenenza, disposte a tutto.

La settimana scorsa parlavo scherzosamente con Cristina Dori, la mia spalla destra professionale in quegli anni, di come rimase stupito un presentatore radiofonico quando mi chiese il segreto del nostro sound ed il perché avesse tanta presa sugli adolescenti. Premetto che il tipo in questione basò l’intervista su una critica fuori luogo del gruppo che rappresentavo, definendo tra l’altro addirittura patetica, una cover in stile dance che feci dell’Aida di Verdi, quando giornalisti di ben altro spessore la definì originalissima. Risposi alla domanda dicendo che “Il segreto della nostra musica era un sound che si basava sulla miscela di tastiere e sintetizzatori, il tutto sopra una definizione essenziale e moderna”. Aggiunsi anche che “Detto così non significa nulla ma se provi a farlo suonare te ne accorgerai”.

La migliore intervistatrice musicale italiana, Paola Maugeri, durante una delle sue innumerevoli performance.

Naturalmente non ci capì nulla e rimase qualche minuto in silenzio. Proseguì nella sua performance distruttiva cercando di sputtanarmi mettendomi a disagio. Ma, anche se allora avevo 25 anni, la mia esperienza decennale nel settore mi aveva insegnato qualcosa. Ed ecco quindi che, per continuare la trasmissione si inventò domande di tutt’altro spessore culturale, del tipo qual è la cosa più difficile per un personaggio pubblico. Sorrisi e gli dissi “Rispondere intelligentemente alle domande stupide”. Non fece una piega, mi ringraziò, ma ho letto nel suo sguardo la rabbia per non essere riuscito a tenere in pugno la situazione e per essersi lasciato travolgere da un mare calmo, che ha iniziato ad agitarsi per via del sasso che lui stesso lanciò. Il mare, è risaputo, è un caro amico. E come tutti gli amici, sanno essere buoni  e mansueti finchè li rispetti. Altrimenti sono capaci di travolgerti con la forza devastante di un uragano.

INFLUENZE

Influenza, influenza tipo H1 N1, influenza aviaria, influenza suina, influenza che nessuno ci capisce nulla, influenza che nessuno ci capisce un cazzo ma ne parla a sproposito. Come sempre, come tutte le volte che vogliono farci credere ciò che è più opportuno per il sistema e a cui, regolarmente, la massa della gente comune crede. Basta aprire la televisione che siamo bombardati di notizie drammatiche, neanche fossimo in un clima di peste bubbonica. Ma dove sta la verità, a chi dobbiamo credere, a quelli che sdrammatizzano o a quelli che infondono un terrore mediatico per creare panico? Io non sono un medico, non sono un immunologo, non sono un esperto dell’influenza ma, lavorando ufficialmente in un’azienda farmaceutica, penso che qualcosa dell’argomento conosco.

Personalmente sono rimasto schifito dal comportamento dei nostri politici, in primis del ministro Fazio, e dal modo come la nostra sanità ha reagito al diffondersi della pandemia. In pochi sanno che, regolarmente, ad ogni anno, l’ondata influenzale provoca mediamente 8.000 morti. In proiezione, quest’anno, siamo ben al di sotto la media nazionale. Considerando che la quasi totalità dei decessi sono riferibili ad individui con patologie in corso molto gravi, direi che l’allarmismo è davvero eccessivo. E poi c’è il mistero che si chiama vaccino. Bisogna farlo, è pericoloso farlo, fa effetto, è stato sperimentato, sono alcuni dei dubbi che tutti i talk show hanno sollevato, ma che nessuno degli illustrissimi ospiti ha chiarito.

Personalmente riporto solamente le mie idee sull’argomento, che non hanno conferme né numeri da presentare. Sono solo considerazioni personali e come tali vanno prese. Credo la spagnola o l’asiatica, influenze apparse nella stagione invernale di alcuni anni or sono, siano state molto forti, sicuramente lo erano più della suina. Ma non si fece lo stesso terrorismo mediatico di oggi, perché è di questo che stiamo parlando. Nella mia zona ci sono classi scolastiche e luoghi di lavoro dimezzati, che confermano solamente la grande diffondibilità del virus, ma non la sua pericolosità, considerati i tempi relativamente brevi di guarigione.

La cosa su cui però vorrei invitare la gente a riflettere e che magari può essere d’aiuto a fare un po’ di chiarezza in questa confusione è che bisogna alzare la testa e vedere cosa si muove attorno all’allarme. Bisognerebbe capire chi sono coloro che sponsorizzano il vaccino per l’H1 N1 ed il legame più o meno diretto che hanno la ditta farmaceutica che commercializza il prodotto, oltre naturalmente all’introito economico che deriva loro dalla sua vendita. Poi ci sono i medici contrari, quelli che non hanno legami di nessun genere e che invece lo diventano perché vengono meno le entrate a fronte delle vaccinazioni normali. E’ sempre il solito sottile gioco d’interessi, che si sviluppa sulla pelle della gente comune. Che schifo!

TORNO SUBITO

Credo che se dicessi la frase “Torno subito” si scateneranno una serie di dubbi su cosa intendessi, su dove dovrò andare, su quanto tempo starò via, sul perché; ma se al mio “Torno subito” aggiungessi “Se qualcuno non stacca la spina”, credo che chiunque passi di qui, mi giudicherà un pazzo. Ma sento di rassicurarvi, dicendo che non sono un folle, anche se a volte i miei discorsi non lo confermano, e vi giuro che è così. “Torno subito” è il titolo di una proposta di fiction ambientata in un letto di ospedale, e che vede come protagonista un individuo in coma. Una sorta di Camera Cafè con il malato nel ruolo della macchinetta delle bibite che vede e sente tutto quello che avviene attorno a lui, ed i parenti e gli amici nelle vesti degli impiegati della ditta; da qui il sottotitolo “Se qualcuno non stacca la spina”.
 
Ho parlato di proposta di fiction perché, ad oggi, non essendo stato ancora trovato un acquirente, è stato realizzato solamente il pilot, prodotto da Mediafilm e diretto da Maurizio Sangalli, partendo da un soggetto originale il cui autore è, almeno per il momento, anonimo. La vicenda si sviluppa attorno ad Umberto, ricco industriale che si ritrova in coma nel letto di una clinica privata; parenti ed amici non sanno che lui riesce a sentire tutto quello che viene detto al proprio capezzale, arrivando a scoprire così i veri pensieri di coloro che gli sono stati vicini. Dalla moglie Rossana Pirovano ai figli Alessandro Betti, Alessandro Sampaoli e Giorgia Surina, fino all’immancabile amante Cinzia Molena, tutti spendono parole di circostanza in presenza di estranei, per poi lasciarsi andare alle più intime confidenze quando si ritrovano soli con il moribondo.

Un bellissimo primo piano di una sorridente Gorgia Surina, la più famosa tra i protagonisti della fiction “Torno subito – Se qualcuno non stacca la spina”.

La storia è molto divertente e mescola sapientemente cinismo e comicità a cui manca solamente un committente. Rai e Mediaset potrebbero richiedere una versione addomesticata, mentre se si facesse avanti Sky, la messa in onda potrebbe avvenire con tutto il suo carico creativo, grottesco e intriso di black comedy. In fondo, ciò che emerge in modo lampante leggendo la sceneggiatura, è il fatto che non si ride del coma, ma se ne prende lo spunto per sviluppare le vicende. Lo stato comatoso è dentro ognuno di noi, ed è semmai grottesco il fatto che ti permette di vedere il mondo così com’è, con persone attorno che ti nascondono la verità. La realtà diventa più nitida quando la si osserva da un letto d’ospedale, bloccati in quella sorta di limbo che separa il corpo dall’anima.
 
E’ inutile nascondere che l’argomento è di quelli che scottano, soprattutto dopo il caso di Eluana Englaro, della successiva polemica politica relativa alla stesura di una legge di fine vita che divide cattolici e laici. Ma non carichiamo di troppe responsabilità una fiction che in fondo si rifà ai classici ambientati in ospedale, come ER o Dr. House, e richiama il macabro umorismo di Six Feet Under. Io spero solamente che la fiction arrivi in tv, in quanto lo ritengo un prodotto davvero interessante e al di fuori dai soliti banali schemi.

Molto spesso capita di incontrare persone normalissime che si atteggiano a dive, concetto che ho voluto trasmettere con il post precedente; più raramente capita l’opposto. E cioè che persone famose si comportano come noi, dimostrando che l’umiltà è un valore fondamentale nei rapporti interpersonali. Questa piacevole situazione è ciò che mi è successo proprio in questi giorni.

Poco tempo fa ho scritto fa una recensione sull’ultima pubblicazione discografica di Kay Rush, esprimendo, come mio solito, le emozioni che l’ascolto di un disco provoca in me. Anche se le mie parole sono state molto positive, considerando i mille impegni ed interessi di Kay, non pensavo che mi dedicasse uno spazio nel suo blog.

Più volte ho constatato la grande correttezza e sensibilità di questa bravissima artista che ammiro da oltre 25 anni, ma questo episodio è stato l’ulteriore conferma che ’signori si nasce’. Grazie Kay, grazie di cuore.

NARCISO

Secondo la mitologia greca, Narciso era un bellissimo giovane che, tutti i giorni, era solito andare a contemplare la propria bellezza in un lago. Era talmente affascinato da se stesso da sembrare sprezzante del pericolo, ed in una di queste auto esaltazioni della sua bellezza, scivolò e morì annegato. E proprio nel punto in cui cadde, nacque un fiore, a cui venne dato lo stesso nome del giovane. Nello stesso giorno in cui Narciso morì, al lago accorsero le Driadi, le ninfe del bosco, e videro che, come vittima di un incantesimo, il lago si trasformò da una pozza d’acqua dolce in una brocca di lacrime salate.

“Perché piangi?” domandarono le Driadi.
“Piango per Narciso” disse il lago.
“Non mi stupisce che tu pianga per Narciso” soggiunsero. “Infatti, mentre noi tutte lo abbiamo sempre rincorso per il bosco, tu eri l’unico ad avere la possibilità di contemplare da vicino la sua bellezza”.
“Ma Narciso era bello?” domandò il lago.
“Chi altri meglio di te potrebbe saperlo?” risposero, sorprese, le Driadi. “In fin di conti era sulle tue sponde che Narciso si sporgeva tutti i giorni”.
Il lago rimase per un po’ in silenzio. Infine disse: “Io piango per Narciso, ma non mi ero mai accorto che fosse bello. Piango per Narciso perché, tutte le volte che lui si sdraiava sulle mie sponde, io potevo vedere riflessa nel fondo dei suoi occhi, la mia bellezza”.

A volte siamo un po’ narcisisti e ci crediamo di essere bellissimi o degli strafighi. Ma non dimentichiamo mai che c’è sempre qualcuno che è più bello di noi…o almeno che si ritiene tale.

CARNALITA’

Ora capisco che un letto così non c’era mai stato. L’ho capito grazie a tutto l’Amore che abbiamo versato sulle lenzuola, con la mente sgombra, piena di niente. Di quegli attimi, di quegli istanti, solo i nostri muscoli che si contraggono piano, la nostra voglia di ridere con le lacrime agli occhi e il desiderio grande di pace e sonno.

Solo dopo essere stata per la prima volta a questo banchetto, saprai che è vero, che l’Amore ed il Sesso sono insieme il piatto forte. Solo allora saprai che niente è più feroce dell’uomo che ami dentro di te, ma anche che niente è più candido. Che l’Amore è la motivazione, il Sesso l’eccellenza.

Amore e Sesso, insieme, sono una grazia che vale la pena prendersi appena passa davanti, indipendentemente da qualunque saranno le conseguenze.

IL MURO

Sono passati esattamente 20 anni da quel 9 novembre 1989, in cui avvenne uno degli eventi che segnarono la recente storia mondiale: la caduta del ‘Muro di Berlino’. Non so perché, visto che non esiste nessun collegamento tra di loro, ma ho sempre legato la parola ‘muro’ a due vicende universalmente note; la prima, come già detto, riguarda il muro di Berlino, mentre la seconda è riferita a “The Wall”, l’opera rock dei Pink Floyd, pubblicata dieci anni prima e di cui si celebra quest’anno il 30ennale della sua pubblicazione. Ma anche se le due vicende sono totalmente estranee tra loro, non si possono non trovare punti di contatto. Un esempio su tutti, il mega concerto tenuto nella città tedesca pochi anni dopo la caduta del muro, rappresentante il lavoro dei Pink Floyd, ed organizzato da Roger Waters, autore di quel capolavoro.
 
“The Wall” narra la storia di Pink (ed è inevitabile vederci una sorta di autobiografica di Waters stesso) che tende a chiudersi dentro un muro psicologico, per proteggersi dal soffocamento del mondo esterno, provato dai drammi della vita. Drammi che si chiamano guerra, scuola disumanizzante, iper protezione  della madre, alienazione di una vita da rockstar, divorzio, tutti aspetti che inesorabilmente lo trascinano verso la follia. Con il passare del tempo, il muro tende a chiudersi per la gioia di Pink, che cerca di proteggersi così da ogni dolore. Ma resta sempre più solo, verso la condanna dell’isolamento. L’unica soluzione è analizzarsi, arrivando al concetto che forse è meglio abbattere il muro, eliminando le proprie difese, ed esponendosi, nudo, ai propri simili. Del disco, ancora oggi vendutissimo, venne poi tratto un film che vide protagonista, nel ruolo di Pink, un allora sconosciuto Bob Geldof.

9 Novembre 1989 – La caduta del muro di Berlino

Il muro di Berlino, invece, venne eretto dal regime comunista della Germania Est, e separò per tantissimi anni la parte Ovest della città dalla Est. Fu preso come simbolo della Cortina di ferro, tanto che nel corso della sua esistenza, fu causa di circa 200 morti, uccisi dalle guardie mentre tentavano di scappare dall’Est verso l’Ovest. Verso la fine degli anni 80 aleggiava nell’aria un  vento di cambiamento, partito dalla vicina Ungheria ed in breve diffuso alla vicina Germania. Il 9 novembre, in pieno fermento pubblico, il Governo della Germania Est annunciò la concessione di permessi per le visite a Berlino Ovest. Un annuncio che provocò una tale eccitazione nella popolazione, al punto che molti cittadini si riversarono nelle strade, si arrampicarono sul muro, arrivando a scavalcarlo, sotto l’occhio stupito delle guardie che non sapevano cosa fare, che non volevano rovinare quel clima festoso che si era generato.
 
La vicenda relativa alla caduta del muro di Berlino ebbe un forte impatto emotivo, sociale e culturale, non solo sui berlinesi o sui tedeschi, ma anche in tutto il resto del mondo. Al momento della sua erezione separò, apparentemente per sempre, famiglie e amicizie, lasciando entrambe le metà della città, dopo l’incredulità iniziale, nello sconforto e nella disperazione. Un po’ quello che accadde nel viaggio verso l’isolamento di Pink nel disco “The Wall”. Questo aspetto sociale, riportato al singolo, è l’unione che vedo io tra le due vicende. Ma la mia mente spesso è influenzata dalle allucinazioni, anche se non potrò mai raggiungere la follia di Waters, autore di questi versi:

Soli, o a coppie
Quelli che davvero ti amano
Camminano su e giù fuori dal muro
Qualcuno mano nella mano
Qualcuno si riunisce in band
I cuori sanguinanti e gli artisti
Fanno la loro comparsa
E quando hanno dato tutto ciò che potevano
Alcuni barcollano e cadono
Dopo tutto non è facile
Sbattere il tuo cuore contro un muro di pazzi.

Quando ci sono le manifestazioni ’serie’ in cui si determinano dei vincitori, relativamente a quanto proposto nel corso di un determinato periodo, cresce in me la curiosità di capire se i miei gusti, i miei winners siano allineati a quelli scelti dalle varie giurie o dal pubblico. Ho parlato, non a caso, di manifestazioni serie perché non vorrei porre sullo stesso piano eventi mondiali come gli Oscar, la Palma d’oro di Cannes, l’Orso d’oro di Berlino, i Grammy Awards con le sagre nazional popolari dei Telegatti, o dei premi stile giardini Naxos con annesso Daniele Piombi. Per quanto riguarda la musica, esiste questo avvenimento serio (almeno per me) e risponde al nome di MTV Europe Music Awards.

L’EMA, come viene abbreviata la manifestazione, è un evento organizzato dall’emittente monotematica MTV Networks Europe, che premia gli artisti ed i lavori più popolari in Europa. Nati come alternativa agli americani MTV Video Music Awards, la versione europea vide la luce nel 1994 ed è divenuta negli anni un appuntamento fisso del settore. L’edizione di quest’anno si è svolta ieri sera nell’O2 World di Berlino (di fronte alla porta di Brandeburgo) ed è stata trasmessa in diretta da MTV. Evento clou della serata è stato il concerto degli U2, solo in parte riproposto durante la diretta televisiva, e conclusosi con il duetto in “Sunday bloody sunday” tra la band irlandese e Jay-Z. 

Come in tutte queste manifestazioni non mancano però le polemiche, che stavolta riguardano la recinzione di delimitazione dell’area ospitante il pubblico, definita dai presenti un nuovo muro. Entrando in merito alle premiazioni, particolarmente deluse Lady Gaga, che su 5 nomination, ha vinto solo il premio come ‘Rivelazione dell’anno’  e Shakira, che non ha ricevuto riconoscimenti, pur essendo in lizza in due categorie per ‘She Wolf’. Tra i vincitori della serata anche gli U2 come ‘Miglior esibizione live’, i Tokyo Hotel come ‘Miglior gruppo’, Eminem come ‘Artista maschile’ ed i Green Day come ‘Artista rock’, protagonisti della bellissima esibizione live di apertura. Ma gli EMA 2009 saranno ricordati per il trionfo di una stupenda Beyonce.

La memorabile performance Live con cui Beyonce ha entusiasmato i 10.000 presenti alla serata degli MTV Europe Music Award 2009 di Berlino.

A lei infatti sono andati i tre premi più ambiti, visto che ha vinto le categorie di ‘Miglior artista femminile’, ‘Miglior video’ (per “Single Ladies”) e ‘Miglior canzone’ (per “Halo”), e non posso non essere d’accordo. Il suo ultimo lavoro discografico infatti, intitolato “I am…Sasha Fierce” è quanto di meglio sia stato pubblicato quest’anno in campo musicale. Due CD, uno prettamente easy, in cui spiccano la già citata “Halo” e “If I were a boy” ed uno più ritmato, da dove provengono l’altro award “Single Ladies”  e ”Sweet dreams”. Ed è stata proprio la performance di quest’ultimo brano che ha letteralmente lasciato con il fiato sospeso i 10.000 ragazzi intervenuti per l’evento. Beyonce si è presentata sul palco in un completino intimo rosso, e la sua esibizione si è trasformata in un mix di classe, fascino, professionalità, sensualità, bellezza, potenza vocale e raffinatezza. Qualità che non si vedevano da anni su un palcoscenico.

La serata di Berlino è stata una tappa del tour mondiale che l’ex leader delle Destiny’s Child sta affrontando. Da parte mia posso solo aggiungere che, una volta preso l’aperitivo, credo sia impossibile non avere la voglia di andare poi a cena. Anche se questa cena si terrà sabato 14 novembre, a Londra.

C’è una canzone di Ligabue che si intitola “Le donne lo sanno” e, parafrasando il titolo, mi verrebbe da dire che “Le donne lo fanno”. Fanno ciò che gli uomini vorrebbero, ma che per un motivo o per un altro, arrivano sempre dopo di loro. Parto da questa premessa per parlare di una storia spiritosa e simpatica. Una vicenda nata in modo triste ma sviluppatasi poi con molto piacere.

Alex e Jenny avevano in programma di passare un week end insieme, tre giorni tutti per loro, da vivere isolandosi dal mondo. Ma purtroppo, come spesso accade, tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, ed ecco che Jenny non può; il lavoro la chiama e la domenica mattina il dovere la porta fuori confine. Si scusa, delusa di non poter trascorrere tutto il tempo concordato con il suo uomo che, malinconicamente, è costretto ad accettare la cosa. Un giorno in meno del previsto, un sabato vissuto con il pensiero della partenza di lei, la promessa che è solo per poco. Ma intanto, adesso, lei deve andare.

Passa di tutto nella mente di Alex, capisce Jenny, sa quanto ami il lavoro e quanto vorrebbe stare vicino a lui. Non infierisce su di lei, non la fa sentire in colpa, anzi, cerca una soluzione carina che possa sorprenderla, che possa lasciarla a bocca aperta. Pensa di volare da lei, farle una sorpresa, ma non conosce bene gli orari e soprattutto ha il suo lavoro, da cui spesso si è allontanato recentemente. Se sorpresa deve essere, sorpresa sarà alla prossima occasione, lo giura a se stesso. Ma stavolta non gli è possibile.

L’appuntamento è per il sabato successivo, nella casa al mare di Alex. Lui sarà lì da venerdì pomeriggio, visto che ha alcuni progetti da portare avanti e concludere. Lo anticipa a lei per telefono, mentre Jenny lo saluta promettendo di rifarsi viva appena saprà con certezza quale volo di ritorno prenderà. Il venerdì Alex esce dal lavoro alla solita ora e si mette in macchina, senza fretta. In un paio d’ore è a casa, in quella casa dove si prepara ad una serata tranquilla. Ma i buoni propositi di Alex ben presto saltano. Mentre parcheggia sotto casa, non si accorge che una figura lo osserva dalla finestra, lo osserva aprire il cancello che porta alle scale. 

Alex apre la porta, nota particolari anomali, non è chiusa a chiave e l’ambiente è troppo caldo. Si guarda attorno, ed osserva sul tavolinetto davanti al divano, due calici di vino rosso. Alzando leggermente lo sguardo scorge in penombra la sagoma di Jenny, seduta con le lunghe gambe accavallate, e vestita di un paio di scarpe tacco 18. Lei si alza in piedi, prende in mano i due calici, si avvicina ad Alex e porgendogliene uno gli sussurra: “Bentornato amore. Ti va di brindare al mio ritorno”?  Alex non ha parole, sorpreso dal gesto, ma estasiato. Aveva pensato di fare una sorpresa a Jenny senza portare a termine il suo proposito, Lei invece sì. Una volta sicura che lui sarebbe stato a casa dal venerdì, ha preso l’aereo il giorno prima e l’ha stupito. Piacevolmente stupito. Era bellissima in quella penombra generata dalla luce dei lampioni, bella come non l’aveva mai vista, e se non averla un giorno in più il precedente week end era il prezzo da pagare per quanto gli stava accadendo, era felice di come erano andate le cose. Le donne sanno sempre come portare un uomo in Paradiso e, qualche volta, spesso, lo fanno anche.

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