Era la fine di marzo del 1988 quando un giovanissimo Kurt Cobain sceglieva il nome della band che avrebbe riportato il rock agli apici delle classifiche, modificando per sempre la scena musicale. Il grunge è stato un genere nato e sviluppatosi nella città di Seattle, che mescolava la ruvidezza del punk e l’efficacia del pop, il gancio melodico dei Beatles e la potenza dei Led Zeppelin.
Nel 1992 poi, i Nirvana tirarono giù dalla cima di Billboard ‘Dangerous’ di Michael Jackson, e furono in molti a parlare di una vera e propria rivoluzione. Lo fu davvero, e non solo musicale, ma anche sociale, perché il grunge portò un pugno di disadattati cresciuti in un angolo sperduto d’America a sovvertire i canoni dell’estetica, facendo finire sulle pagine patinate di Vogue i loro Dr. Martens e le loro camicione di flanella a quadri. Come artisti ingenui, stritolati dallo show business e dalle droghe, questo improvviso fenomeno fu anche l’inizio della fine del grunge, perché quando una scena musicale, che ha nella spontaneità e nella sua assoluta sincerità il credo principale, viene fagocitata e riproposta sotto forma di atteggiamenti e mode, è evidente che ha la vita breve.
I testi delle canzoni dei gruppi grunge trattavano argomenti di interesse generale, ma proponendoli in una veste disagiata, come la vita, l’amore, l’odio e la droga.
La vita viene trattata riproponendo il tema della gioventù bruciata, del destino ineluttabile di una generazione destinata alla sconfitta.
L’amore, descritto come un invito allo stupro rappresenta l’atto di resa definitva di fronte alla violenza privata perpretata ai danni di chi è più fragile, tra masochismo e rassegnazione. Ma se da un lato le parole del grunge trasudano di un senso di autocompiacimento che è dentro la minuziosa descrizione delle proprie sconfitte, dall’altro mostrano una possibile soluzione nell’odio, inteso come reazione necessaria per non accettare lo stato delle cose.
Che dire poi della droga, visto che negli anni 90 a Seattle e dintorni l’eroina andava giù come caffè. E questa sostanza finisce per impregnare di sé anche le canzoni. La dipendenza non viene quasi mai vissuta come qualcosa da ostentare ma piuttosto come una presenza ingombrante, un buco che tutto inghiotte in se, un parassita destinato a distruggere il corpo che abita.
Gli esponenti più conosciuti del grunge sono nomi famosissimi sul palcoscenico della musica mondiale, come Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam, Alice in chains, che da soli hanno venduto qualcosa come circa 50 milioni di dischi di cui, ascoltate bene, più della metà (circa 27 milioni) delle vendite vengono dal solo ‘Nevermind’. Nessuno poteva sapere cosa si stava abbattendo su di loro, un’onda gigantesca che purtroppo avrebbe lasciato sul campo anche molte persone, schiacciate da quello che loro stessi avevano generato, ma non dimentichiamo che, sempre nel ’92, Kurt Cobain, durante un’intervista, sorprese tutti dichiarando che ‘Il grunge è morto’. Tale affermazione è una dichiarazione che riassume in una frase il senso intero di un’esperienza musicale e culturale i cui eroi sembravano destinati all’autodistruzione. Parole profetiche, visto che lo stesso leader dei Nirvana fu trovato morto appena due anni dopo.

Cambiano le stagioni, le mode, i fidanzati. Ma gli amici più cari… quelli non cambiano mai!
Una dolce serata, Yaya
p.s. lo scherzo sta riuscendo…. com’è nervoso!!!! pensa che qualcuno stia congiurando contro di lui… speriamo arrivi presto il primo di aprile!!!!!
Leggere questo post mi fa tornare indietro nel tempo, a quando ascoltavo ‘Music Life’, con un programmatore che ben conosci
che dire, non mi stupisce la tua attenzione ai risvolti socio culturali del panorama musicale. Anzi, mi sorprende che non hai ancora parlato di rock, beat, dark, punk, new wave…e via dicendo. Non ho nulla da aggiungere alle tue parole sul grunge che, come sai, condivido. Mi aspettavo solo un riferimento preciso a ‘Black hole sun’…quante volte l’abbiamo suonata e cantata insieme
e quanti ricordi…mi sa che sto invecchiando 
P.S. Grazie di tutto…
nevermind il grande successo dei nirvana, contenente canzoni diventate famosissime come smells like teen spirit e la stupenda come as you are…
#Yaya:
Un caro saluto a te :*
Bè, allora qualcosa di bello c’è in questo mondo
P.S. Verrò a vedere…
#Giorgia:
Questo modo di fare informazione mi è sempre rimasto…ma ascoltando le tue trasmissioni, mi sembra di essere in buona compagnia 
Quel conduttore era davvero molto bravo, confermo
Dalle tue parole trovo due spunti…una sorta di storia della musica ma, soprattutto qualche emozione generata da ‘Black hole sun’ e da quelle serate a cui hai accennato. Ma se pensi di essere vecchia tu…
P.S. Grazie a te
Cristina:
Nevermind è forse il disco più famoso dei Nirvana. Ma anche ‘Bleach’ (il primo) e ‘In utero’, quelle successivo sono molto belli…ognuno per ciò che rappresenta. Ma altri gruppi hanno segnato la storia della musica grunge…come i Soundgarden di ‘Black hole sun’ ed i Pearl Jam di ‘Ten’…Peccati si siano persi, anche se i Foo Fighters, gli Smashing Pumpkins e la carriera solista di Chris Cornell sono da incorniciare. Un bacio :*
Il grunge non poteva avere vita lunga, per i motivi per cui è nato e per l’estremismo che si portava dentro. Del resto anche il punk, che nacque su ideali simili, durò un lustro. Certo, se ancora esistesse una trasmissione come ‘Music Life’… :=)
Un bacio, Chris :*
E se rinascesse dalle sue ceneri? Pensaci…stesso format, stessi conduttori
#Chris:
Ma quel paranoico conduttore è invecchiato nel frattempo…;-)
La tua osservazione è giusta, gli analogismi tra punk e grunge non sono poi lontanissimi. E la musica è diversa proprio per lo scenario socio storico culturale in cui si è sviluppata. Molto ‘live’ la Londra di metà anni 70, più decadente e conservatrice la Seattle di fine anni 80.
Music Life sicuramente sarebbe ancora attuale…quasi quasi