Erano le 14 e 30 di un sabato pomeriggio del settembre 1984 quando, dagli studi di una conosciuta emittente libera romagnola, prendeva il via “Music Life”, una trasmissione di nuova concezione per le radio di allora. I palinsesti delle emittenti infatti, erano tutti così noiosamente simili e così malinconicamente uguali che si percepiva nell’aria la necessità di cambiare. Il fenomeno delle trasmissioni in modulazione di frequenza ad onde medie, nato in Italia nella seconda metà degli anni 70 stava riscontrando il suo massimo boom e stava cambiando, passando da una gestione artigianale, ad una di stampo industriale che sfocerà da lì a poco nei primi network nazionali, tipo Rete 105, Radio Dee Jay o Radio Milano International.
In questo scenario, lavoravano onesti speaker di routine e figure scomode che non saprei se definire artisti o rivoluzionari; scomode perché eternamente contro i stereotipi classici, con la voglia ed il desiderio di sperimentare e di innovare, anche a costo di prendersi qualche rischio. Uno di questi personaggi era “Stefano A” (oui se moi) che, forte di un’esperienza pluriennale nel settore, era riuscito ad ottenere l’OK per una trasmissione di musica e news sul mondo discografico, arricchito da anticipazioni provenienti dalla bibbia musicale che, in assenza di Internet, si chiamava ‘Melody Maker’ o ‘Billboard’, riviste reperibili solo all’edicola della stazione di Rimini.

Non contento di ciò, un giorno mi presentai null’ufficio del direttore dell’emittente proponendogli una trasmissione che non fosse musicale, ma di intrattenimento serio, di stampo professionale e giornalistico, che coinvolgesse gente, soprattutto giovani. Una trasmissione innovativa ed interattiva, con la presenza di ospiti in studio che fossero professionisti in linea con l’argomento trattato di volta in volta; argomenti di interesse prevalentemente adolescenziale che andava dai rapporti dei giovani con genitori, scuola, mondo esterno, società, amore, sesso, droga, miti e via dicendo. L’interattività era fatta dai ragazzi che chiamavano da casa per porre domande che non avevano coraggio di fare a familiari o amici, ricevendo supporto specialistico. Il direttore fu colto di sorpresa e non fu in grado di dire nulla, affascinato dalla mia idea ma al tempo stesso terrorizzato dall’incertezza di una trasmissione così avanti per quei tempi.
Inutile dire che fu un grande successo, per una serie di motivi che vanno dalla novità all’orario strategico (primo pomeriggio di sabato, tra il ritorno da scuola e prima delle vasche al corso), dalla professionalità dei conduttori, visto che fui affiancato da una superba ed insostituibile Cristina D, alla presenza di ospiti importanti ma, soprattutto, grazie al grande coinvolgimento dei ragazzi da casa. Sono stato sempre molto attento alle esigenze degli adolescenti, rispettando il loro essere e cercando di capirli; l’auditel, termine che oggi va molto di moda, confermò la mancanza di un punto di riferimento educativo importante. “Music Life” andò in onda ogni settimana, ad eccezione dei mesi estivi, ininterrottamente fino al 1990 con mia grande soddisfazione, professionale ed umana. Professionale perché, nel mio piccolo, ritengo di aver inventato quello che oggi viene comunemente definito “Talk show”, ed umana perché, senza peccare di presunzione, credo che la trasmissione abbia aiutato molti giovani a crescere seguendo una strada giusta e, se così fosse, tutto quanto fatto in quegli anni aveva senso.
mi fà molto piacere leggere ciò! su una cosa nn sono daccordo: ci vorrebbe ,invece, una trasmissione radiofonica alla ” MUSIC LIFE” ,SAREBBE UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER I GIOVANI E NN.QUALCUNO CHE SI METTESSE ALL’ASCOLTO DEGLI ALTRI! essere CAPITI Fà TANTO! TI MANDO UN FORTE ABBRACCIO!
Mentre leggo il post scende una lacrima, mista commozione, rimpianto, felicità. Perchè in quei sette anni insieme, ogni settimana, piano piano, ho imparato a vivere la vita. Se c’è stata una figura indispensabile, non sono stata certo io, che ho solo condiviso le pazze idee di un ancor più pazzo amico. E se…????
@ Pacshe:
Infatti è ciò che dico anch’io. Oggi non c’è più e pensa a quale forza possa avere oggi, con i mezzi di comunicazione che ci sono. A quel tempo esiteva solo il telefono…oggi ci sono gli sms, le mail…tutto sarebbe più potente. Sai una curiosità…a quei tempi mi chiamavano in studio anche tanti genitori ringraziandoci per ciò che stavamo facendo. E se posso, lasciatemi spezzare una lancia a favore di Loveline, una trasmissione che Camila Raznovich presenta su MTV…molto interessante per giovani che si avvicinano al sesso. Quando si dice una buona televisione…
@ Chris:
Adesso sono io che piango però…Una trasmissione, soprattutto radiofonica, è ritmo; l’ascoltatore non deve sentire cali d’intensità altrimenti cambia canale. L’essere indispensabili è questo…due speaker con una grande intesa e che, al solo sguardo, sanno cosa fare. Gli ascoltatori percepiscono questa sensazione e sentono la sincerità di ciò che dicono. Due figure che non vogliono emergere individualmente, ma si fondono per il risultato di squadra. Questo, e te lo dissi 1000 volte, è stato il successo. E se…sono qui, parliamone