Oggi pomeriggio Venezia ha un fascino diverso dalle altre occasioni in cui l’ho visitata, e la sento una città inverosimile, forse per questo clima carnevalesco. Oggi Venezia è bellezza, è canto, è morte, è vita, è allegria, è pianto. Oggi Venezia sei Tu, una donna ed una città che si fondono, una bellezza unica che mi appresto a cogliere ancora, in una dimensione nuova, surreale. Momenti belli passati insieme, momenti di abbandono, di lascito, di istanti persi, di morti apparenti galoppanti, di visioni apocalittiche, di battaglie infinite. Come l’ultima volta in cui abbiamo parlato, voci fredde, lontane, distanti, occhi persi, ognuno nel proprio vuoto.
E’ passato del tempo, sono passate le stagioni, Tu e Venezia tornate ancora qui, protagoniste di una vita, la mia, che non sa più cosa chiedere, come chiedere. Un giorno insieme, per conoscersi, per capire ciò che non si è capito prima, per stringersi forte, in una sfida all’inverno glaciale che ci circonda. Perché Venezia, perché tra tante proprio Venezia. Forse per l’atmosfera tipica e fonotipica di una dimensione irritante, lessicale, per l’atmosfera da doppio gioco, da doppio senso, per le maschere, per le gondole. No, le gondole no, visto che costano ed in fondo sono solo un giro di giostra per annoiati turisti orientali. Non so perché, so che mi hai detto di vederci a Venezia, ed a me è stato bene così.

Parto a metà mattinata ed arrivo all’ora stabilita, primo pomeriggio. La notte è insonne, l’ansia di vederti mi agita. So che le aspettative possono andare deluse, so che potrei svegliarmi da un incubo, so che potrei maledire il giorno che ho accettato di incontrarti di nuovo. Esco di casa, il respiro affannoso emette un sottile fumo, guardo il cielo e parto, serenamente. Adoro questo viaggio, momenti di quiete prima della tempesta. Ma nella laguna, sorpreso, trovo la vita ad aspettarmi. Fa caldo, non c’è più l’alone di fumo che esce dalle mie labbra, c’è solo Venezia e ci sei Tu. C’è la luce di piazza San Marco, il tramonto del Lido a delineare la forma del tuo corpo davanti a me quando, seduto su una panchina, appoggio le mie mani sui tuoi fianchi. Una bellezza mai colta prima, forme di vita che nascono.
E’ notte, l’aria torna ad essere gelida. Sfidiamo gli spruzzi d’acqua del Canal Grande sul ponte del vaporetto. L’istinto mi porta ad abbracciarti, quell’abbraccio troppo a lungo cercato e finalmente arrivato, perché tu non ti scosti. Tu davanti a me, io alle tue spalle, a ricordare immagini di Titanichiana memoria. Un bacio no, adesso no, non potrei. Una notte gelida, ma al tempo stesso magica, una notte in cui sono tornato ad essere un uomo, e malgrado la vita che scorre inesorabile, non mi sento più solo una figura dimenticata. Ritornano quegli aloni di fumo nel momento del respiro, un respiro strozzato nei silenzi, parole che non escono, occhi che si fissano, labbra che sfiorano, prima di sfociare in un bacio. Un bacio disperato, dato con la paura di perdere tutto ciò che avevo lì, tra le mie braccia, l’ultimo istante di un ultimo giorno. Ho fissato i tuoi occhi mentre si avvicinavano ai miei,questa, anche questa, è la magia di Venezia, la magia di una donna. Ancora per un’ultima notte.
Quanto ci sarei voluta essere anch’io….
uffffffff….
Un bacione Stèstè… smkkkkkkk
“Sono tornato ad essere un uomo, e non mi sento più solo una figura dimenticata”…sono parole molto forti! E sono felice di leggerle proprio da te, una persona speciale che non si meritava di vivere nel dubbio e nella speranza, nella illusione. Perchè bisogna saper capire quale sogno è sogno e quale è utopia
E sono felice che hai saputo farlo :*
Wow!..leggo parole intrise di sentimento, di passione..”Un bacio disperato, dato con la paura di perdere tutto ciò che avevo lì, tra le mie braccia”..bellissime!..danno proprio il senso dell’unicità del sentimento, solo lei nel tuo cuore. Sono davvero felice di saperti innamorato
@ Angela:
Dove, sul vaporetto? Guarda che faceva un freddo madornale…invece se parli del carnevale, ti capisco. Un bacione a te :-*
@ Giorgia:
Forse è vero che sono parole forti, ma è altrettanto vero che sono così vere che neanche immagini. Ho passato lunghi periodi in cui avevo perso la mia identità, senza sapere chi o cosa essere. Illusione dici…forse hai ragione e forse è ciò che mi ha fatto vivere da Blindman. Ho una bellissima considerazione di lei, e sempre l’avrò…ma avere avuto il coraggio di girare pagina è stata la cosa più giusta da fare. Per far sì che quella sera, sia sempre un piacevolissimo ricordo.
@ Cristi:
Non posso negare che sono parole provenienti dal cuore e piene di emozione. Ma sono parole che sentenziano l’essere arrivati al capolinea. Un bacio atteso da tempo, una figura che mentre era tra le mie braccia, sentivo già lontana. E quelle parole, sono parole di rabbia e di delusione per ciò che è stato e sarebbe potuto essere se solo. Che dire, non mi sento innamorato, ma sereno per avere avuto il coraggio di dire ciò che pensavo, con la fermezza che serviva. Amore lo è stato, ne ho avuto la certezza l’altra sera. Solo che era uno di quegli amori impossibili, spentosi ormai da troppo tempo. Lei sarà sempre nel mio cuore e da lì, non l’ho cacciata io, ma se ne è voluta andare lei. Rimetterò a nuovo quella stanza, per chi sarà felice di riempirla ed abitarci. Un bacione :*
…mi ha colpito la stessa frase citata da Giorgia…sono tornato ad essere uomo….sono felice Stè..e sai quanto…
@ Francy:
Essere uomini, a volte, è molto più difficile di quanto si possa pensare…te l’assicuro. E non è neanche difficile sentirsi figure dimenticate! Ma avere forza ti aiuta a vivere serenamente anche la fine di una storia, che sulla carta aveva grandissime potenzialità.