Solitamente, su queste pagine, recensisco e parlo di espressioni artistiche (dischi, libri, film) che, secondo me, sono degne di menzione e provenienti da giovani emergenti (per lo più poco conosciuti) al fine di permettere loro una vetrina per farsi conoscere, per quel poco che il mio blog può fare. Il libro su cui oggi vorrei spendere due parole, le mie impressioni, è in controtendenza e non avrebbe bisogno della mia pubblicità, considerando il grande successo di pubblico e di critica che ha avuto da quando, circa un anno fa, fu proclamato vincitore del Premio Strega. Mi sto riferendo a “La solitudine dei numeri primi”, opera prima di Paolo Giordano, giovane fisico torinese, letteralmente esploso come fenomeno di massa.
Il racconto narra le vicenda di due bambini apparentemente lontani, ma in realtà molto più vicini di quanto possa sembrare. Alice è una bambina succube delle imposizioni paterne, che la porterà a rompersi una gamba sciando, solo per non avere il coraggio di ribellarsi al genitore, mentre Mattia è un genio precoce, un bambino intelligentissimo, con una gemella ritardata che ne rallenta la socializzazione con gli altri ragazzi. Le vite dei due protagonisti si sfiorano, a volte si toccano, per poi tornare ad allontanarsi, vinte dalle rispettive paure. Due protagonisti che si trovano a vivere un’esistenza per certi versi molto simile a quei numeri speciali che i matematici chiamano ‘primi gemelli’; quei numeri primi cioè separati da un unico numero, come ad esempio le coppie 11 e 13, 17 e 19, 41 e 43…per poi diradarsi sempre più, mano a mano che si sale. Ma che ritornano non appena ti stanchi di contare, stretti l’uno vicino all’altro, nella loro solitudine.

Alice e Mattia sono due persone uniche, speciali, che viaggiano sullo stesso binario, ma destinati a non incontrarsi mai. Troppo chiusi nel loro mondo, troppo incapaci ad aprirsi a quello attorno, forse a causa delle rispettive infanzie compromesse da pesanti macigni, troppo intelligenti da capire che la consapevolezza della loro diversità non fa altro che accrescere le barriere di separazione con il mondo stesso, portandoli all’inesorabile isolamento. E tutto questo lo si percepisce dall’incedere del linguaggio dell’autore. Semplice, quasi elementare durante i primi capitoli, quelli in cui Alice e Mattia devono ancora incontrarsi per la prima volta, per poi elevarsi ad espressioni più affinate, ad una profondità di pensiero, con il risultato finale di vedere intrecciare le frasi e complicarsi le idee.
Quando si ottiene un riscontro di critica e pubblico, solitamente se ne studia il perché e si liquida la motivazione del successo con un semplice ‘romanzo generazionale’. Ma “La solitudine dei numeri primi” di generazionale non ha nulla, semmai emerge l’idea del mondo secondo Giordano, la sua costruzione di personaggi a disagio con la vita. Uno dei tag di questo blog si chiama “parole non dette” e unendolo a quanto scritto nella quarta di copertina (“Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto”) emerge il comune desiderio, mio e dell’autore, di sponsorizzare la chiarezza nei rapporti umani. Troppo spesso, nella vita come in questo lavoro, il non detto supera il dichiarato, l’ennesimo accenno di autolesionismo. Un romanzo che ho iniziato a leggere prevenuto, ma che sin dalle prime pagine mi ha coinvolto totalmente. Un libro destinato a lasciare dubbi, a creare problema, un libro destinato a non passare inosservato.
Un libro semplicemente splendido e toccante. Ma come dici sempre tu, visto che si tratta di un’opera prima, aspettiamo di vederlo alla riprova prima di annunciare la nascita di un importante realtà letteraria
Mi sa che se voglio continuare a non lasciare commenti stupidi qui, devo cominciare ad istruirmi un po’…ma solitamente a letto, prima di addormentarmi, amo fare altre cose
@ Giorgia:
C’è anche il detto che ‘il buongiorno si vede dal mattino’…certo, è normale che per affermare la qualità di Giordano, dobbiamo almeno attendere una prova d’appello. Ma questo libro è una chicca, e volevo comunicare a chi magari parte prevenuto come me…leggetelo.
@ Flavia:
Ed io, se nel letto a fianco a me ci fossi stata tu, non starei qui a parlare di un libro…ma di tutt’altro
Flavia..guarda, non l’avevamo capito
@ Giorgia:
E’ che lei è troppo…spontanea
http://migalhasliterarias.blogspot.com/ un’altra opinione sul libro
Ha parlato lei..Santa Maria Goretti
@ Flavia:
Buona…non cercare di rubare l’osso al cane che dorme…
@ Dulcibana:
Grazie l’informazione. Il tuo commento si era inizialmente fermato nella coda di spam, avendo un numero di link superiore a quanto richiesto dalla piattaforma standard.
Letto da un po’, ma è uno dei libri che mi sono piaciuti moltissimo, che mi hanno lasciato dentro molto. Ed la sensazione + forte alla fine del libro è stata che sarebbe bastato un soffio a far andare le cose diversamente… ma la loro natura di “numeri primi” poteva portarli solo a quello… Solo che a volte speri che la vita ti regali qlk di + del dover vivere solo nei tuoi pensieri…
@ Luna:
Se le cose fossero andate diversamente alla fine, forse non staremo qui ad esaltare la bellezza del libro. E’ un po’ come “L’uomo che sussurrava ai cavalli”…libro bellissimo ed un film deludente soprattutto per il lieto fine. Certe storie sono nate per concludersi tristemente, ed il lieto fine è un aggiustaticcio che altera l’intensità della vicenda. Così come per i protagonisti de ‘La solitudine dei numeri primi’.