La scorsa estate, su questo sito, trovò spazio la recensione di quello che considero, ad oggi, uno dei più bei libri letti quest’anno: “Il seme del desiderio“, scritto da quell’artista polivalente che risponde al nome di Kay Rush. La ragazza, nata a Milwaukee, da padre svizzero-tedesco-statunitense e madre giapponese, vive ormai stabilmente in Europa da anni, dividendosi tra Italia e Francia e specializzandosi in una serie di attività artistiche tra le più disparate. Ma parlando di Kay, credo sia inevitabile il collegamento alla sua prima importante apparizione televisiva nel nostro paese; era il 1984 e nasceva DeeJay Television, primo programma a trasmettere video musicali con impostazione commerciale (prima di lei ci aveva provato Carlo Massarini con Mister Fantasy), in cui Kay si occupava di tutte le interviste. A quei tempi lavoravo anch’io in radio e rimasi colpito da tanta professionalità e preparazione, doti fino ad allora sconosciute.
L’occasione per tornare a parlare di Lei mi è stata data dalla presentazione della sua compilation, intitolata “Unlimited VIII”, che si è tenuta al Living di Milano lo scorso 14 ottobre, presentazione che ha anticipato l’uscita del CD, avvenuta due giorni dopo. La prima cosa che colpisce, appena hai tra le mani la pubblicazione di Kay, è la cura con cui si presenta ogni particolare, a partire dalla confezione. La custodia del doppio CD, infatti, è in cartone rigido, quasi un cofanetto dallo styling molto curato, con le bellissime immagini di Kay, fotografata da Erika Banchio e vestita Missoni. Particolarmente raffinati anche il libretto interno e la stampa sui dischi. Un modo di presentare un lavoro che è un calcio alla crisi della discografia; se troviamo artisti che curano così attentamente le proprie pubblicazioni, molto probabilmente saremo più invogliati ad acquistare un originale, piuttosto che scaricare brani da Internet.

La locandina – invito alla presentazione, nonchè copertina di “Unlimited VIII”, nuovo lavoro discografico di Kay Rush.
“Unlimited VIII” è composto da due CD, per un totale di 28 tracce, rigorosamente di genere soul e deep house. Il CD “K” è un po’ più easy, da ascoltare con la necessità di lasciarsi trasportare in una atmosfera particolare e suggestiva, mentre il CD “R” è un po’ più movimentato. Nel complesso, rispetto alle precedenti produzioni di Kay Rush, la VIII è forse la compilation più romantica, con sonorità più soft rispetto al passato e, proprio per questo motivo, vedo il lavoro appena uscito, particolarmente indicato per chi non essendo del settore, avrebbe piacere ad entrare nel mondo della Deep House.
Ma cos’è questo genere musicale e da dove trova origine? Per chi non sapesse nulla della Deep House, posso dire che vide la luce quando il sound della Chicago House si fuse con la Garage house newyorkese, dando vita ad un nuovo ed originale suono che influenzò lo stile di partenza. A Chicago, verso la metà dei favolosi anni 80, lo stile House si è evoluto con sonorità più lente, incorporando in se influenze tipicamente jazz. Il profondo suono del basso che caratterizza la struttura musicale, dà il nome al prefisso ‘Deep’. Oltre al basso, il suond Deep House è il risultato di sintetizzatori, drum machine, sequencer e tastiere, sviluppandosi da standard soul e soprattutto jazz. Una miscela che trasmette un ritmo rilassato dai suoni raffinati, particolarmente adatto, e per questo utilizzato, nelle sfilate di moda.
Il video intervista a Kay Rush, in occasione della serata del 14 ottobre al Living di Milano, dove ha presentato la sua ultima compilation “Unlimited VIII”
Un disco a mio modo di vedere favoloso, davvero raffinato in tutti gli aspetti, e dal calore che solo certe sonorità sanno trasmettere. Dall’iniziale “Kings of groove” un brano da ascoltare abbracciato alla persona amata, sorseggiando un buon bicchiere di vino, fino alla traccia conclusiva, quel “Can you feel it”, vera track storica del genere, il CD è tutto un susseguirsi di emozioni allo stato puro, le emozioni di un linguaggio artistico universale, che ci porta in un virtuale viaggio verso società, usi e costumi diversi dai nostri. Per fortuna che ogni tanto c’è la voce di Kay ad aprirci per un momento gli occhi per ricordarci che siamo vivi.
Un grazie speciale alla mia amica Kay, semplicemente per avermi regalato un’altra grande emozione, che desidero condividere con chi ama la vera musica.
Non sono un’esperta di Deep House e prendo la tua segnalazione come spunto per allargare le mie conoscenze musicali. Per questo ti ringrazio e mi complimento con Kay Rush per la sua bravura
Ero una ragazzina di neanche dieci anni quando vidi Kay Rush in televisione e rimasi affascinata dal suo modo di fare informazione musicale. Non so, aveva un qualcosa di originale e di nuovo che mi colpiva. Il successo che ha avuto conferma che non mi sbagliavo.
Differentemente da Betty, conosco un po’ il genere Deep e conosco anche le precedenti selezioni di Kay. Hai detto bene…la compilation ideale per chi vuole avvicinarsi a questo genere, visto che la scelta dei brani si orienta su sonorità ascoltabili anche da orecchie non allenate. Un disco bellissimo, concordo…da ascoltare e riascoltare, per vivere quelle emozioni che solo la musica sa trasmettere
Ho sempre ammirato Kay per la sua professionalità e bravura e non mancherò di ascoltare questo suo nuovo lavoro musicale. Molto bella la copertina del CD. Complimenti a Kay
Felice week end
Grazie per la segnalazione, ho guardato il video ed è impressionante come la Kay somigli a Luisa Corna.
Complimenti a Kay, è un’artista che spazia dalla musica alla letteratura.
un caro saluto
Leggere questo post mi porta a pensare che forse ho sbagliato mestiere, visto che non sono molto ferrata sulla Deep House…ma il problema è che molti generi di cui ti sento parlare sono per me sconosciuti, come quello dell’altra sera…l’elettrobeat! E che è? Chiedo scusa a Kay, sempre così brava e carina nell’esporre le sue idee…mai una parola fuori luogo ed un linguaggio accessibile a tutti. Ho ancora in mente la serata in tv dedicata a Michael Jackson dove era ospite…una lezione di professionalità e stile. Complimenti, davvero…
@ Betty:
Neanch’io sono espertissimo di Deep House, ma so che genere sia e come è nato. Alcuni pezzi sono molto belli, altri mi piacciono meno, ma è grazie a grandi esperti che selezionano le proposte, che ci si entra dall’ingresso principale. E questo è (anche) il compito di chi lavora nel campo della musica, come fa Kay
@ Giorgia:
Credo che al suo esordio, Kay abbia affascinato moltissime persone che amano la musica. Tu eri una ragazzina di nove anni, io ne avevo 21, ma il risultato fu lo stesso. Questa ragazza dai lineamenti orientaleggianti lasciò il segno, diventando la prima vee jay, ed indicando la strada. Vedi Jò, ci sono compilation pubblicate a scopo di lucro, quelle con le hits del momento, e quelle artistiche, che hanno lo scopo di proporre. Unlimited è questo, così come le sono altre del genere Indie e così via. Per questo apprezzo ancora di più il lavoro di Kay.
@ Annamaria P:
Vedrai che resterai stupita non solo della foto della copertina, ma anche della confezione, una vera chicca che non si trova facilmente nella discografia attuale, dai budget molto limitati. Poi fammi sapere se sei d’accordo con le mie parole. Grazie, il week è passato…buon inizio di settimana
@ Annamaria T:
La segnalazione era meritata, almeno secondo il mio parere. Non so…forse in qualche angolazione c’è qualcosa di Kay che ricorda Luisa Corna. E pur riconoscendo la bellezza di quest’ultima, scusa, ma Kay la vedo su un livello nettamente superiore. Naturalmente secondo il mio parere, è ovvio.
Se non l’hai letto, ti consiglio il suo libro…penso che ogni donna debba leggerlo
@ Flavia:
Credo che molti dj o speaker radiofonici sappiano ben poco della Deep House. Ai miei tempi c’erano solo professionisti, mentre oggi, lavorano in radio tanti personaggi famosi che con la musica hanno poco da spartire. Il nome tira…e chissenefrega se poi non sa nulla di house o electrobeat. Ma non ti dice nulla John Jellybean Benitez, il dj newyorkese che curò lo stupendo remix di Blue Jean di David Bowie? Vabbè, immagino di no
Condivido invece in pieno il tuo parere su Kay e sulla puntata di Matrix a cui ti riferisci in cui ha dimostrato che la classe non è acqua.