Per la riuscita di una serata a cui tengo particolarmente, oltre agli accorgimenti classici relativi ad un posto carino e discreto, ad una bella colonna sonora di sottofondo, c’è un particolare da tenere sotto attenzione che ritengo fondamentale non trascurare: la scelta del vino. Magari chi legge ed è astemia non lo considera un fattore importante, ma con certe donne che amano sorseggiare un buon vino, è un aspetto molto apprezzato. Ne parlavo proprio poche sere fa a cena con una cara amica. E siccome ogni zona d’Italia ha i suoi tesori, anche quelli imbottigliati lo sono, e tutti noi lo sappiamo bene. Provo quindi, con poche parole, a riassumere le mie preferenze nel campo dell’enologia, da vedersi come un suggerimento, e senza la presunzione di costituire una guida.
La prima distinzione importante è naturalmente quella tra vini bianchi e rossi, con annessi bicchieri. Perché la scelta del bicchiere è un aspetto rilevante al fine di migliorare la percezione delle caratteristiche olfattive e gustative di un vino. Il ballon, ad esempio, è il tipico calice a coppa larga, indicato per i vini rossi, da servire ad una temperatura intorno ai 18 °C. Più bassa, intorno ai 12 °C, la temperatura indicata per i vini bianchi, da servire preferibilmente in calice a tulipano. Un particolare importante è il punto in cui va afferrato il bicchiere, sulla base o sullo stelo, e mai per la coppa, altrimenti il calore del palmo della mano riscalda il vino stesso.

Di seguito alcuni vini che amo, i miei cinque preferiti:
LAMBRUSCO: E’ un vino tipico delle province di Modena e Reggio Emilia, ed è un rosso dalla spuma cremosa. Realizzato con uno o più vitigni differenti, che fanno però parte della stessa famiglia, è particolarmente indicato per salumi, minestre di verdure, carni con parti grasse, cotechino e petto d’anitra.
BRUNELLO di MONTALCINO: E’ considerato all’estero il vino italiano più rappresentativo, ed è fatto con uva sangiovese. Il nome deriva dalla denominazione che i contadini locali davano al colore dell’acino d’uva, brunello appunto. E’ un vino particolarmente indicato per carni arrosto, selvaggina, brasati
MULLER THURGAU: E’ un vino bianco del Trentino Alto Adige che deve il nome ad Hermann Muller, un botanico originario del cantone di Thurgau. L’uva ha un sapore particolare, molto aromatica, al punto che in passato veniva messo ad appassire fino a Natale per utilizzarlo anche come vino da dessert. E’ particolarmente indicato per piatti a base di pesce in antipasto ed umido.
GRECO DI TUFO: E’ un vino bianco campano da vitigno di origine greca, soprattutto limitato alla provincia di Avellino. A conferma dell’origine antica del vitigno, sono stati ritrovati degli affreschi, a Pompei, che lo cita. E’ indicato soprattutto per primi piatti con crostacei e carni bianche
VERMENTINO: E’ un vino sardo, che proviene da vitigni di origine spagnola e che ha trovato ottime condizioni ambientali, soprattutto in Gallura. Il sale portato dal vento caldo trasmette un senso di aromaticità, e si accompagna bene ad aperitivi, primi piatti delicati e frutti di mare.
Mi dispiace non aver potuto inserirne altri, ma dovendo fare scelte, sono purtroppo rimasti fuori prodotti che meriterebbero la stessa considerazione, come Barolo, Dolcetto Valpolicella, Chianti, Nero d’Avola, Lacrima di Morro d’Alba per i rossi e Gewurtztraminer, Chardonnay, Pinot, Falanghina, Passerina (non ridete, si chiama proprio così) tra i bianchi. Ma lo scopo del post era solo quello di promuovere un particolare che ritengo importante e che, troppo spesso, viene sminuito nel suo valore. Magari, se vi preparate ad invitare a cena l’uomo dei vostri sogni, spero di aver contribuito a fornirvi un utile punto di riflessione.






